Il Circolo Culturale “L’Agorà” ha organizzato una nuova conversazione da remoto sulla Rivolta di Reggio Calabria del 1970. Il sodalizio organizzatore reggino non è nuovo a queste iniziative, in quanto organizza, a far data dal 2000, diversi momenti di riflessione su tale periodo storico. Il tema del nuovo incontro, organizzato dal sodalizio culturale reggino, rivolge il proprio sguardo alle “Figure della DC reggina nelle vicende per Reggio Capoluogo” e tale lettura è stata curata dal prof. Rocco Pisani, militante, fin da giovanissimo, nelle file della Democrazia Cristiana reggina. Nel corso della giornata di studi sono state ricordate, da parte del gradito ospite dell’Associazione organizzatrice, storie di uomini militanti nelle file dello “scudo crociato” e che lasciarono un segno, non solo nella vita cittadina, a riguardo il periodo storico in argomento. Il problema del capoluogo di Regione fu posto per la prima volta con la pubblicazione di un opuscolo redatto dall’avvocato Paolino Malavenda in una pubblicazione del 1947, poi ripresa l’anno successivo in un altro saggio avente come titolo «Reggio Capitale della Calabria» ed il prefetto S.E. Disma Zanetti ne sostenne la divulgazione presso tutti i Comuni della Provincia reggina. Nell’ottobre del 1948 venne presentato un disegno di legge che indicava Reggio Calabria come «capitale», cui, non fu dato seguito a seguito dello scioglimento della Commissione Affari Interni della Camera, presieduta dall’on. Achille Marazza, che doveva valutarne i contenuti e, successivamente esprimersi, rimandando così quelle argomentazioni che poi scoppiarono nel 1970. Nel biennio 1948-1949 la questione venne affrontata dal democristiano Giuseppe Romeo, sindaco del periodo di Reggio Calabria, che rimase in carica per un arco di tempo di circa dieci anni: dal 1947 al 1956. Militò nei gruppi giovanili dell’Azione Cattolica prima del regime fascista ed era conosciuto come uomo di forte personalità e rispettoso degli avversari. Il suo fu un periodo di grande stabilità, necessario per affrontare la crisi del dopoguerra ed i problemi dei quartieri periferici. Successivamente alle sollecitazioni del primo cittadino Giuseppe Romeo venne costituito un Comitato di agitazione presieduto dall’ex sindaco Diego Andiloro. Il 21 ottobre del 1948 la problematica venne affrontata con un apposito ordine del giorno che venne votato nel Consiglio Comunale di Reggio Calabria, non fu da meno l’Amministrazione Provinciale di Reggio Calabria che affrontò la questione in diverse occasioni. Secondo un rapporto prefettizio al Ministero dell’Interno datato 25 gennaio 1950 a Reggio Calabria si registrò una rottura «fra Comitato cittadino di agitazione ed esponenti della sinistra che fino ad allora erano stati fianco a fianco. E dieci giorni dopo, in un comizio a Piazza Duomo di Reggio, un giovane Luigi Gullo, figlio dell’ex ministro Fausto, attribuì alla DC e al governo la responsabilità delle agitazioni sia in Calabria sia in Abruzzo: secondo l’esponente comunista puntavano a «distogliere i lavoratori dalla lotta per il raggiungimento degli obiettivi di classe».Nel corso della conversazione sono state ricordate le figure dell’avvocato Gangemi e del giornalista Gangemi, il sindaco Piero Battaglia, e di altre figure della DC reggina, ricordata anche la figura di Giuseppe Reale e dello sciopero della fame che lo stesso Reale fece nel corso dei fatti del ’70. Queste alcune delle cifre che sono state oggetto di analisi, nel corso della conversazione, organizzata dal Circolo Culturale “L’Agorà”, da parte del prof. Rocco Pisani, gradito ospite del sodalizio organizzatore reggino.

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1° luglio 2022
la manifestazione